9/10 marzo

Ore 21

Caffè della Caduta, Torino

Compagnia

AstorriTintinelli

Sito

FOLLIAR vuole essere una riflessione sull’arte della scena in cui due attori di beckettiana memoria si confrontano sul fallimento dell’Arte e sulla sua  inutilità rispetto alle vicende del mondo. Platone diceva che il potere dell’arte sull’animo umano era così grande che la poesia avrebbe potuto da sola distruggere il fondamento stesso della sua città e,  tanto più a malincuore, riteneva che andasse bandita. Oggi è stata accolta ma non esercita più lo stesso influsso. Il destino dell’arte non dovrebbe far rimpiangere una bellezza perduta da poterla poi rivendicare nella vita di tutti i giorni? “E’ una suggestione visiva molto ampia questa di Folliar, pur nello stretto di una stanza, in cui la vita è una natura morta da cartolina” (cit. T. Granaro). Un capocomico cieco e la sua spalla si esercitano ininterrottamente (“Chi non si esercita non esiste” dice T. Bernhard) e facendo questo, esuli in un regno di trafitture di tenerezza e prigioni del cuore, testimoniano pur fallendo la loro utopia.

 

La compagnia Astorritintinelli è stata fondata nel 2002 da Alberto Astorri e Paola Tintinelli. Il loro incontro avviene al Festival di Santarcangelo di Romagna durante le prove per l’allestimento di “Dammi almeno un raggio di sole” spettacolo per la regia di Davide Iodice dedicato a Federico Fellini.Alberto viene da una formazione teatrale accademica e da una laurea in Filosofia. Paola invece si diploma all’accademia di belle arti di Brera, poi è attrice e scenografa autodidatta, con la passione del circo. Decidono di dare inizio ad un percorso sulla scrittura di scena e sulla figura dell’attore-autore anche sostenuti dalle collaborazioni che in quegli anni Alberto fa con Leo De Berardinis ed entrambi fanno con Guido Ceronetti. Il duo vive e lavora a Milano e dal 2002 si autoproduce “fuori dai circuiti ufficiali e dagli schemi drammaturgici tradizionali” (F. Quadri, La Repubblica 27.10.2007) in una serie di spettacoli sostenuti anche da una critica militante la quale arriva a definirli come “la coppia cult dell’underground milanese” (Livia Grossi, Corriere della Sera 22.05.2007i) o paragonarli alla coppia “Leo e Perla” (Lorenzo Mari, Tabard, rivista militante, nov.2007).